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STORIA DELLA BIRRA 1.
Origine della birra 2.
La birra nel mondo antico 3.
Il "Poculum"
Origine
della birra Le
origini della birra: Sumeri e Babilonesi
Le origini della birra sono antiche e risalgono a circa
13.000 anni fa, quando l’uomo cessò di condurre una vita
da nomade e si stabilì in maniera fissa sul territorio, cominciando a coltivare
cereali come il frumento. Le prime testimonianze nella storia della preparazione
di una bevanda simile alla birra da parte dei Sumeri, gli abitanti della fertile
fascia di terra tra il Tigri e l’Eufrate, sono datate all’incirca
a 6.000 anni fa. Si narra che il processo di fermentazione fu scoperto per
puro caso; sebbene nessuno sappia con precisione come accadde, si suppone del
pane o del grano macinato fu lasciato per sbaglio ad inumidire. Successivamente
il pane cominciò a fermentare trasformando la mollica in una pasta inebriante.
Un bassorilievo sumero riporta la descrizione del processo di creazione della
birra; si può notare dell’orzo, del pane
cotto e successivamente inumidito nell’acqua per
formare una poltiglia ed infine una bevanda con la proprietà
di “fare stare bene chi la beveva”. Può darsi che
il pane fosse cotto per favorirne la conservazione ed il trasporto.
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" Monument Blau ", Sumeri, epoca predinastica,
3000 -2800 a.C. Offerta della birra alla dea Nin-Harra. In : La bière,
art et tradition Edmond URION, Frédéric EYER 1968 |
Sulla base di
questi rinvenimenti si suppone che i Sumeri siano stati la prima popolazione civilizzata
della storia capace di produrre birra, bevanda che, oltre ad esser bevuta, veniva
offerta in dono agli Dei; è stato scoperto infatti un vero e proprio inno
alla dea della birra Ninkasi, il cui testo altro non è che la ricetta su
come produrre birra. Dopo la caduta dell’impero sumero nel 2000 A.C.
la Mesopotamia divenne terra dei Babilonesi, che assorbirono la cultura e l’arte
di produrre birra; le testimonianze ci dicono che questa popolazione ne produceva
ben 20 varietà. Di cui 8 di puro frumento, 8 di puro orzo e 4 derivate
da una mistura di vari cereali.
La
birra babilonese : il sikaru  In
Science illustrée N°11 - novembre 1992
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A quel tempo
la birra era torbida e non filtrata, perciò la birra veniva bevuta con
la cannuccia, per evitare che i residui molto amari si depositassero sulle labbra. La
birra fu persino esportata in Egitto, ad oltre 1000 km di distanza, e tale fu
la sua importanza nella società babilonese che il re Hmmurabi inserì
una legge nel suo famoso codice che stabiliva la quota massima di birra concessa
giornalmente agli abitanti, che variava, a seconda della classe sociale, dai 2
ai 5 litri. Nella
storia la birra divenne anche merce di scambio; veniva infatti barattata
con orzo ed altri cereali. Tuttavia non poteva essere venduta;
si narra che Hammurabi condannò all’annegamento una donna per aver
venduto la propria birra in cambio d’argento. La pena dell’annegamento
era destinata anche a chi servisse della birra non buona. |
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La storia della
birra in Egitto Gli Egizi
proseguirono nella tradizione birraria, migliorandone la tecnica ed affinando
il gusto del prodotto. Certe popolazioni del Nilo, chiamate Fellahs,
producono tutt’oggi la birra secondo la tradizione. L’importanza della
birra nell’antico Egitto fu tale che spinse gli scriba a coniare un nuovo
geroglifico che indicava il “mastro birraio”.
Sebbene la birra, così come la conosciamo, abbia visto le proprie origini
in Mesopotamia, altre bevande fermentate furono prodotte in tutto il mondo. Ad
esempio la Chicha è una birra di granturco ed il kumiss è un drink
prodotto con il latte di cammello fermentato.
La
parola birra deriva dal latino bibere (bere),
e la radice della parola spagnola cerveza deriva da Ceres, la dea greca
dell’agricoltura.
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in Le dolo : Serge
Chauve - Mémoire d'étudiants EITARC 2 1986 | In
: Drink and be merry : wine and beer in ancient times. The museum
Israël Jérusalem 1999 |
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In : Life of the ancient
egyptians, Eugen STROUHAL Opus publishing Ltd 1992 | Degustazione di una birra con l'aiuto di una chalumacqua :
stelo funerario egiziano 18ma dinastia (1350 a.C.) In
: Drink and be merry : wine and beer in ancient times. The museum Israël
Jérusalem 1999 |
Greci e Romani
La birra continuò ad esser prodotta anche da Greci e Romani. Plinio parla
della popolarità della birra nel bacino del Mediterraneo ancor prima del
vino e della vite. Ad ogni modo, sebbene a Roma la birra fu considerata
una bevanda barbara e soppiantata dal nettare degli dei, il vino (e dal
suo dio, Bacco), questa continuò ad esser prodotta negli altri
territori dell’Impero dove risultava difficile coltivare le viti
ed ottenere vino. La birra al tempo non era conservabile, era scura e non
produceva schiuma. La più antica testimonianza della produzione di
birra sul suolo germanico risale all’800 A.C. ed è
costituita da un’anfora da birra rinvenuta vicino a Kulmbach.
E’ invece risaputo che qualche centinaia di anni dopo la nascita di Cristo,
la birra costituiva un comune articolo commerciale. Lo stato d’alterazione
creato dalla birra fu considerato divino, al punto che si pensava fosse la rappresentazione
della Dea Birra che si impossessava del corpo del bevitore. La produzione
di birra assunse un ruolo fondamentale nella quotidianità; la birra non
fu più considerata esclusivamente bevanda da offrire in sacrificio agli
dei, bensì trovò spazio su gran parte delle tavole degli antichi
Germanici. La non-deperibilità della birra, data dalla presenza
di alcool, contribuì all’innalzamento dell’età media
ed al miglioramento della salute della popolazione, mentre le sue capacità
automedicali alleviarono i disagi di una vita in un mondo ostile.
Birra e birrificazione
nel Medioevo
Fino
al Medioevo, il processo di birrificazione era appannaggio delle sole donne. Lentamente
questa prerogativa svanì man mano che la birra cominciò ad esser
prodotta nei monasteri; questa arte fu adottata dai monaci (belgi e olandesi
in primis) per mantenere vivo il legame tra la birra e la religione. Le prime
donne babilonesi che produssero birra erano infatti sacerdotesse del tempio.
Veniva prodotta la birra “leggera”, adatta ad esser
consumata quotidianamente, e la birra ad alto contenuto alcolico, destinata
alle occasioni speciali. Durante i matrimoni in Gran Bretagna, un tempo
veniva prodotta la “birra della sposa” (bride ale). Pian piano la
birrificazione divenne un’attività prettamente maschile; i monaci
migliorarono il gusto ed i valori nutritivi delle loro birre, che affiancavano
a pasti frugali, essendo permessi fino a 5 litri giornalieri a testa. In poco
tempo i monaci cominciarono a produrre molto più del necessario, e cominciarono
perciò a vendere la propria eccedenza; con l’indebolimento della
chiesa la birrificazione fu eseguita da coloro che prima si limitavano a commerciare.
Talune birre si guadagnarono il marchio reale e l’approvazione delle classi
dominanti. |

Frate
Birraio . La più antica rappresentazione di
un birrificio. |
(Biblioteca de la Città di Norimberga)
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Alchimia
aria
+ acqua = germinazione acqua
+ calore = saccarificazione calore
+ aria = fermentazione  fuoco |
+ |  acqua
| = |
| | | | | | |
 Terra | + |  Cielo
| = |
| | Il
fuoco | 
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Durante la stufatura
ma anche sotto la caldaia durante la miscelazione. |
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| L'acqua |

| Durante
l'impasto e la miscelazione per rendere solubile l'amido del malto. |
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| L'aria |

| Per
la fecondazione del mosto da parte dei lieviti selvaggi portati dal vento. |
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| La
terra | 
| La
forma dell'orzo, materia prima della birra nata dalla terra. |
Purtroppo i regnanti
del tempo intuirono i possibili guadagni che si potevan fare sul commercio della
birra, e spinsero per impedire ai monaci, che non pagavano tasse, di operare in
un campo talmente redditizio. La birra era consigliata perché
considerata più salutare dell’acqua che, al tempo, era spesso contaminata;
col passare del tempo il luppolo cominciò ad essere utilizzato nella birrificazione,
contribuendo nella conservazione della birra ed aggiungendo freschezza al gusto.
Il luppolo sostutuì una mistura di erbe chiamata “Grut”,
composta tra l’altro da bacche di ginepro, prugnolo, corteccia di quercia,
assenzio, seme di cumino selvatico, anice, genziana, rosmarino, che giocò
un ruolo nefasto nella storia della birra. Spesso le erbe utilizzate
per il Grut erano velenose, allucinogene o mortali; gli inspiegabili
decessi fondarono la credenza che esistessero delle Streghe della birra, che cominciarono
ad esser perseguite durante l’Inquisizione; si narra che l’ultima
strega sia stata arsa al rogo nel 1591. Con l’uso del luppolo la birra
rivelò il suo aspetto benigno ed assunse un aspetto ed un gusto simile
alla birra dei giorni nostri. Nel 1516 Guglielmo IV duca di Bavaria promulgò
la Legge Germanica di Purezza della Birra, stabilendo che per la produzione della
stessa fossero impiegati esclusivamente orzo (successivamente anche malto d’orzo),
luppolo ed acqua pura. Al tempo, l’uso del lievito era sconosciuto;
la fermentazione era ancora un processo casuale. Si può affermare che
la legge di Guglielmo IV sia la più antica regolamentazione in materia
culinaria, ed i mastri birrai tedeschi ancora si attengono a tale dettame.
Con il tempo si sviluppò l’esportazione della birra; nel XVI sec.
la società HANSA creò centri di produzione, stoccaggio e smistamento
a Brema - principale fornitore di Olanda, Inghilterra e Paesi Nordici ed India
- Amburgo ed Einbeck dove si produsse la birra Bock . Anche Berlino possiede
una viva tradizione birrariaed un ruolo prominente nella storia della birra, dove
sotto il regno di Federico Guglielmo I la birra divenne bevanda socialmente accettata
e servibile a corte. Lo
sviluppo Industriale
Lo sviluppo industriale provocò agli inizi del XIX sec.
un enorme miglioramento nella birrificazione; due invenzioni
rivoluzionarono particolarmente il processo. La prima è il motore
a vapore di James Watt e la seconda è la refrigerazione
artificiale di Carl von Linde, che permise di produrre birra eccezionale
anche in estate.
La Birra ai giorni nostri
L’invenzione
di Watt applicata al processo di birrificazione creò un nuovo tipo di Birrifici,
che si autodefinirono Birrifici a vapore, mentre la refrigerazione
di Linde permise di mantenere i 4 – 10 gradi centigradi necessari per produrre
una buona lager, cosa prima attuabile solamente con l’impiego di grossi
blocchi di ghiaccio o disponendo di celle fredde e profonde. L’impianto
di raffreddamento di Linde fu adottato per la prima volta in un birrificio di
Monaco. Importanti scoperte scientifiche furono inoltre fatte
da Louis Pasteur, che pubblicò nel 1876 un trattato sulla
birra cdal titolo “Etudes sur la Bière”
Un’ulteriore scoperta va attribuita allo studioso danese Christian Hansen,
che isolò una singola particella di lievito, riuscendo successivamente
a riprodurne i microrganismi in una coltura artificiale, aumentandone la purezza
e perfezionando il gusto della birra. Sul piano economico va citato il forte
impatto che il prezzo della birra e gli effetti di una sua seppur minima variazione;
ad esempio, nel 1888 i cittadini di Monaco insorsero quando questo aumentò.
Nel 1964 in Germania i barili in legno furono sostituiti da taniche in metallo,
più funzionali dal punto di vista tecnico in quanto più semplici
da pulire, riempire, tappare, chiudere e trasportare.
La
birra nel mondo antico
I Romani, i Greci, i Cretesi Art.
tratto da "A tutta birra"
Partiamo da una considerazione: se Cleopatra seppe conquistare prima Cesare e
poi Antonio avvalendosi delle sue raffinate seduzioni di amante - che dovevano
essere varie e spettacolari - e della sua ben nota arte culinaria, non può
non aver iniziato questi illustri personaggi alle delizie della birra. Sembra
quindi probabile e credibile che al loro rientro in patria abbiano conservato
questa abitudine, se non altro in ricordo dei trascorsi amorosi. Non sembra
inoltre azzardata l'ipotesi che anche Trimalcione, il ricchissimo quanto buzzurro
anfitrione descritto da Petronio nel suo Satiricon, bevesse birra egiziana, per
sfoggiare un prodotto esotico con i suoi commensali. Al termine del pranzo, raccontato
con arguta dovizia da Petronio, sorprese i suoi ospiti facendo girare fra i triclini
un sarcofago con dentro uno scheletro, tipica usanza di ogni fine pranzo dei Faraoni
i quali volevano così ricordare ai commensali la caducità della
vita, richiamandoli verso pensieri meno prosaici del mangiare e bere. Se Trimalcione
conosceva così bene questa usanza, doveva conoscere altrettanto bene la
birra egiziana, e non è improbabile che in qualche pranzo successivo abbia
offerto zythum e curmy, anche per risparmiare una volta tanto il suo preziosissimo
Falernum Optimianum annorum centum ! Si sa di certo come Nerone facesse largo
uso di birra. Ne riceveva spesso in dono da Silvio Ottone, l'infelice marito di
Poppea che aveva opportunamente spedito in Portogallo per potersi incontrare liberamente
con la di lui moglie. Era ovviamente birra della penisola iberica, la cerevisia,
e l'Imperatore la gradì tanto che volle presso di se uno schiavo lusitano,
abile mastro birraio, addetto alla quotidiana preparazione della bionda bevanda.
Tacito ci da una vivace testimonianza della birra nel mondo germanico, descrivendola
però in termini tutt'altro che lusinghieri, come un vino d'orzo, grossolano,
dal sapore sgradevole. Probabilmente non era lontano dal vero, poiché in
quei tempi quel popolo doveva essere ancora ben lontano dalle raffinatezze di
una zythum o di una se-bar-bi-sag. Ma Tacito era anche un grande estimatore di
vino, che consumava in ragguardevoli proporzioni, dal ché il suo giudizio
sulla birra ci lascia alquanto perplessi.
Più scientifico invece il commento di C.Plinio Secondo, autore di quella
formidabile enciclopedia che é la "Naturalis Historia". Nel suo
XXXVII libro ci fa sapere che la birra a Roma era conosciuta ma poco consumata,
per lo più impiegata nella cosmesi femminile per la pulizia del viso e
quale nutrimento per la pelle. Nelle Province invece era molto apprezzata e largamente
diffusa, dalla penisola iberica alla Francia all'Egitto, e nella sua Historia
ce ne descrive minuziosamente due tipi: la zythum egiziana e la cerevisia della
Gallia. Il mondo romano conosce bene la birra anche se ne fa un uso sporadico
e limitato, e non poteva essere diversamente visto che in tutte le terre conquistate,
divenute poi Province romane, questa bevanda aveva larghissima diffusione e godeva
di grande prestigio. Probabilmente i conquistatori la consumavano abitualmente
quando si trovavano nelle Province, ob torto collo, non trovando nulla di meglio
in loco, per il loro gusto. Non la apprezzavano particolarmente, ma nemmeno la
disprezzavano, usando nei confronti di questa bevanda la classica tolleranza romanica.
Contrariamente i Greci, o meglio, alcuni Greci, avevano una decisa antipatia nei
confronti della birra che chiamavano anche loro con il termine spregiativo di
vino d'orzo. Eschilo nelle "Supplici" formalizza il pensiero dei suoi
concittadini poiché, parlando con tono di scherno degli Egiziani, dice:
"....gli abitanti non sono uomini veri, ma uomini che bevono vino d'orzo...".
Che tipo di vino bevessero poi i "veri uomini" ce lo racconta Omero.
Una coppa di vino schietto allungato con due coppe di acqua di fonte, aromatizzato
con miele e resine varie. Così mesce il vino Patroclo ad Achille sotto
le mura di Troia; una bevanda - o un intruglio? - che almeno per il grado alcolico
doveva essere, se non inferiore, pari alla birra; in quanto al sapore, sfidiamo
il lettore a farne la prova! Comunque abitualmente in Grecia il vino si beveva
schietto solo in alcune occasioni, mentre nell'uso comune veniva preparato come
ce lo descrive Omero. Ben presente invece era la birra nei rituali sacri nel
culto della dea Demetra, divinità femminile dei campi, delle messi, Gran
Madre della Terra alla quale aveva fatto il dono della fertilità. Ogni
anno, in primavera, le donne greche si riunivano per compiere una cerimonia tanto
mistica quanto misteriosa, legata al culto della fertilità femminile ed
alla iniziazione delle vergini, cerimonia dalla quale era tassativamente esclusa
ogni presenza maschile. Offrivano a Demetra "succo d'orzo e di grano"
ed in suo onore si abbandonavano a sostanziose libagioni di "birra di cereali"
lasciandosi andare a riti che avevano più del profano che del sacro. Meglio
non indagare oltre! Probabilmente questo é il vero motivo che fa dire
a Plinio che la birra é bevanda da donne. I Cretesi erano invece ottimi
preparatori di birra, che chiamavano "bruton" e che consumavano in proporzioni
pari se non maggiori del vino che sapevano produrre, anche questo, di ottima qualità.
La birra veniva preparata artigianalmente in proprio, sia nelle case dei contadini
che in quelle patrizie - in queste ultime veniva lasciata alle solerti cure delle
gentili matrone - a testimonianza della larga diffusione in tutti gli strati sociali.
Sugli stupendi vasi ritrovati a Cnosso, frequenti sono le decorazioni con spighe
di orzo e sovente appare il simbolo della bruton sulle altrettanto stupende coppe
d'argento finemente cesellate, adibite allo specifico consumo di questa bevanda.
Nella reggia di Minosse si mesceva bruton in eguale misura del vino; bruton si
offriva al Sacro Toro e bruton bevevano in abbondanza le danzatrici sacre prima
di compiere le loro spettacolari acrobazie, nelle arene, sulla groppa di scalpitanti
tori selvaggi, spericolato e quasi sempre cruento esercizio di alta tauromachia.
Duemila anni di civiltà raffinata, elegante, colta e progredita che si
esprime in diversificate attività creative, fanno di Creta la perla del
mar Egeo. Grandioso il palazzo reale di Cnosso, ricchissimo di affreschi che ci
fanno rivivere momenti di vita dell'epoca, e fra questi il "Corridoio delle
Processioni" ove figurano, fra l'altro, coppieri recanti anfore di diverse
forme che dovevano contenere vino e bruton. L'immancabile vastissimo magazzino
reale traboccante di "pithoi", giare gigantesche, ciascuna con il suo
bravo simbolo per distinguerne il contenuto: vino, olio, grano, orzo da birra
e bruton. In una di queste, narra la leggenda, annegò Glauco, figlio di
Minosse, forse nel tentativo di bere fino a scoppiare di quella bionda deliziosa
bevanda. Più piccolo, ma estremamente più raffinato, il palazzo
reale di Festo, dotato di una fornitissima biblioteca, di un teatro, di sala da
scrittura e di una stupenda sala da bagno corredata da un efficace sistema di
condutture per l'acqua calda e l'acqua fredda, interamente rivestita di alabastro,
da far invidia ai moderni sceicchi. Elegantissima la sala del trono e gli
appartamenti reali, tutti finemente decorati con affreschi raffinati di squisita
fattura di sapore moderno: non dimentichiamo che siamo nel 1700 avanti Cristo,
quando, ripetiamo, in Italia settentrionale era appena iniziata l'era del Bronzo
Antico! Anche qui i ben forniti magazzini con le loro brave giare per la bruton,
ed una ricca collezione di vasi decorati con i motivi che ne richiamavano il contenuto:
la palma per il vino di datteri, l'orzo per la bruton, la foglia di vite per il
vino di uva. Dai magazzini di questo palazzo, in ancora oggi efficienti condotte
di ceramica, scorreva vino e bruton sino alle mense reali, offerte ai commensali
da nobili coppieri che versano il vino in larghe coppe d'oro e di argento e la
birra in lunghi calici affusolati per meglio far risaltare la spuma, come si può
vedere da una delicata statuetta di maiolica, raffigurante una non identificata
dea, elegantemente vestita ed adora di ricchi gioielli, con in mano l'affusolata
coppa RHYTON.
"Poculum":
origine del nostro simbolo  | Al
Museo St. Germain di Parigi è custodito un vaso gallico del periodo antico:
è un poculum quale ai soldati di Cesare tornarono più
pratici e più graditi che non il corno cavo di bue, cervo e alce.[..] Ma
in questi interminabili banchetti dei guerrieri celti, si beveva Cervisia.
Sopra la superficie intaccata dal tempo, ai bordi slabbrati di questo cimelio
di St. Germain, l'iscrizione è quasi del tutto cancellata; restano poche
lettere, ma ben chiare: Cervesa..[..] Ref:
"La Birra Nell'Antichità" Genova-Rivarolo 1907-1957, Birra Cervisia
di Genova, a cura di. | | | | | | | | | |
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